Inserito da: lele74 | Settembre 16, 2007

Croazia 2007

Alcune foto del Viaggio 

26.08.2007 

Finalmente la tanto vacanza è iniziata. Con un viaggio tranquillo raggiungiamo il porto di Ancona con largo anticipo e alle 18.00 siamo già in coda per l’imbarco. Un addetto al controllo biglietti ci fa notare che non abbiamo effettuato le operazioni di Check-In e ci indica un ufficio. Quando entriamo nell’ufficio troviamo l’amara sorpresa. Una fila interminabile e soprattutto mal gestita, confusionaria e senza un minimo di aria respirabile. Costatiamo che il Check-In della Jadrolinija è un caos totale.Dopo poco più di un ora siamo fuori ma dobbiamo passare ancora dall’ufficio della Polizia per il controllo dei documenti, operazione formalmente inutile. L’imbarco sul traghetto ha inizio appena riusciamo a salire in macchina e la partenza prevista per le 21.00 viene posticipata alle 22.00 destinazione Spalato (Split) dove arriviamo puntualmente alle 6.00  Il viaggio va liscio visto anche le ottime condizioni del mare.

27.08.2007

Alle 7.00 dopo aver fatto colazione in nave siamo già in strada direzione Dubrovinik. Il viaggio dura 4 ore ed è uno spettacolo indescrivibile. Cominciamo a prendere conoscenza con le strade, non troppo strette ma neanche larghe. Delle perfette statali gestite meglio delle nostre. L’autostrada c’è ma per il momento è limitata da Spalato a Rijeka e Zagabria. Come al solito il sud viene per ultimo, ma meglio così, dalla statale che costeggia il mare si possono vedere le bellezze di questo paese. Attraversiamo un mondo nuovo, bellissimo. Montagne a picco sul mare dove comincia a sorgere un sole pallido. Dal mare ai laghi il passaggio è breve, un tragitto dai colori forestali, verde, bianco della montagna, e azzurro acceso dei laghi. Attraversiamo due volte la frontiera, quella lingua di terra lasciata alla Bosnia per arrivare al mare. Viaggiando sulla statale, dei cartelli avvertono che l’autostrada sarà terminata a breve. Sicuramente il viaggio durerà molto meno, ma si perderà la bellezza e la poesia di questo paesaggio splendido. Arriviamo alla meta alle 12.00 e ci rechiamo in agenzia per ritirare le chiavi del nostro appartamento che a prima vista non è un gran che, ma dopo una doccia rinfrescante tutto il posto assume un’altra sembianza. La casa sembra una reggia e dall’enorme terrazza si ha una vista interminabile. Pranziamo con un gelato e ci buttiamo nella spiaggia sotto casa e cominciamo ad assaporare il mare croato. Risaliamo nell’appartamento una doccia veloce e ci ributtiamo subito nella mischia dei turisti, siamo stanchi e non ci va subito di camminare tanto. Purtroppo la serata si conclude male. Incappiamo in un ristorante poco avvezzo alla cucina e usciamo con l’amaro in bocca e tanta tanta sete. Sarà meglio domani.

 28.08.2207

La mattina ci svegliamo molto presto con la buona intenzioni di arrivare al mare e starci tutta la giornata. Prendiamo una cartina e puntiamo il dito dopo la città vecchia ancora più a sud direzione Cavtat. Troviamo una strada sulla destra che sembra l’entrata di un centro residenziale, ma la portineria è abbandonata. Entriamo con la macchina e il paesaggio è desolante. Ci sono delle strutture alberghiere completamente abbandonate sicuramente dopo la furia della guerra. Infatti gli stabili portano ancora segni di granate e colpi di mortajo. (Per informazioni su come trovare la strada chiedete dell’albergo Hotel Kupari) La spiaggia sottostante è completamente di ghiaia e non c’è neanche uno spiraglio di ombra naturale e tornano utili le tre mezze tende (spiaggine) comprate prima di partire. Un mare di un colore indescrivibile ci invita al primo vero bagno. L’acqua è fredda, ma non come ci avevano detto. Pranziamo al piccolo Bar sopra la spiaggia con un gelato eccezionale per la cifra di 10 Kuna. Follia.Nel tardo pomeriggio (visto anche l’elevata temperatura) torniamo a casa per una doccia e per poi visitare la città di Dubrovnik sperando di riuscire a trovare subito parcheggio (tutti a pagamento) cosa veramente difficile. La città assomiglia ad un grande labirinto, vicoli su vicoli che si incastrano tra loro e un gioco di sali scendi di scale che permettono di scrutare bene il paesaggio e i famosi tetti rossi di Dubrovnik. Si arriva alla fine nel cuore della città. La strada centrale appare come un enorme salotto. Pavimento lucido a specchio e uno “struscio” di persone interminabile, il vociferare diventa quasi assordante. Completamente distrutta dalla guerra, è stata ricostruita in meno di 15 anni e non presenta alcun segno. La cosa che più ci ha colpito è la cura con cui sono stati ricostruiti (e ancora oggi si stanno ricostruendo) i tetti di tutti gli edifici. Per mantenere lo stile antico della città si è deciso di far arrivare da una vicina isola le tegole fatte a mano del colore originale. Una follia che noi Italiani non avremmo mai compreso. Arriviamo tardi però per salire sul muro di cinta per fare una passeggiata e guardare la città dall’alto. L’ingresso si paga ( 50 Kn – circa 9 Euro) ma è aperto dalle 8.00  fino alle 19.30.  Facciamo però un giro per ammirare il resto della città.  La grande fontana d’Onofrio, costruita nel 1438 costruita dal napoletano Onofrio della cava che aveva avuto incarico di costruire anche gli acquedotti di 12Km per rifornire la popolazione. Fu completamente danneggiata nel tremendo terremoto del 1667. Oggi riporta solamente 16 maschere che gettano acqua potabile. La Chiesa di San Salvatore e il Convento (museo) dei Francescani con il suo bellissimo portale. Un Cristo morente raffigurato in una maniera eccellente, sovrasta l’entrata alla chiesa. (Curiosità. All’esterno del convento c’è una piccola maschera in marmo. L’altezza da terra sarà di 30 Cm. Sporge lievemente, e viene utilizzato come gioco da bambini e non solo. Il divertimento sta nel salire su questa specie di pedana, restarci sopra e togliersi e rimettersi la maglietta.) Vi assicuro è impossibile. Provate per credere. Proseguendo per la Placa ci si affaccia sulla bellissima Piazza Luza con la Colonna di Orlando, oggi punto di ritrovo, ma una volta usata come punto dove leggere gli editti. Una curiosità. La misura di unità di Dubrovnik era l’avambraccio del cavaliere. La Torre dell’orologio, fu restaurata diverse volte a causa dei terremoti e guerre. L’ultimo restauro risale al 1929. Girando intorno alla Piazza si possono notare il Palazzo Sponza (una volta sede della dogana), mentre oggi è alloggiato l’archivio di stato. Vicino a palazzo Sponza si trova un’altra fontana “La piccola fontana di Onofrio”.  Giratevi e troverete la maestosa Chiesa di San Biagio e il palazzo del Rettore. La Stradum (Il corso per intenderci) dove volendo ci si può sdraiare e mangiare per quanto è lucido e pulito, una via che taglia la città, ricca di piccoli negozi.  Ceniamo in uno dei tantissimo mini ristoranti sparsi nella miriade di piccoli vicoli. Mangiamo bene e facciamo un altro giro per la città di notte. Illuminata fa ancora più effetto, il fascino interminabile di questa città. Ad ogni angolo delle vie si possono trovare ballerini di break-dance, violinisti di musica classica, giocolieri. Beh è ora di andare a casa. 

29.08.2007

Questa volta la mattinata inizia molto tardi, siamo in spiaggia alle 11.00 Chiediamo informazioni all’ufficio turistico posto di fronte al porto turistico dove possiamo trovare altre spiagge da visitare. Molto gentilmente e sempre in Inglese, ci danno una cartina della città e segnano due punti. Una delle spiagge belle da vedere era quella degli alberghi bombardati all’ora ci dirigiamo verso l’altro puntino contrassegnato dal nome di Copacabana…ci suona strano ma andiamo. Arriviamo con qualche difficoltà a questa spiaggia, è una piccola insenatura all’interno di un campeggio. L’ingresso e il parcheggio della macchina si paga, facciamo anche questa pazzia. Parcheggio della macchina 20 Kuna tutto il giorno.La vista dalla spiaggia questa volta non è bella come quella visitata ieri, ma in compenso si può mirare il capolavoro del ponte che permette l’entrata a Dubrovnik arrivando da Nord e dalle montagne che ci circondano. Pranziamo anche qui con un gelato per poi uscire a cena. Prendiamo due ombrelloni in affitto pagando 4 € per tutto il giorno. Andiamo via in tardo pomeriggio, doccia  e via a sciolinare nella zona turistica di Dubrovnik fino ad arrivare ad un ristorante dove questa volta ordiniamo i tipici Ciapi o Cevapci (carne macinata compattata a forma di salsiccia cotta alla griglia e servita con salsa piccante e cipolla). Buonissima, ma la cipolla si fa sentire per tutta la notte. Usciamo dal ristorante e andiamo a prenotare un’escursione in barca per le tre isole più rinomate della Dalmazia.

30.08.2007

La giornata è proprio quella giusta, un sole caldissimo, un mare altrettanto calmo dopo una notte di vento forte e tuoni in lontananza. Il costo della gita è di 180 Kn a testa (26 Euro) compreso un pranzo a base di pesce. La partenza  è prevista per le ore 10:00 e la prima isola da visitare è Kolocep. Una piccola isola 2,5 Km2 ed è abitata da circa 150 persone. Non vediamo molto anche perché non c’è niente da vedere, facciamo un bagno e ci asciughiamo sulla prima spiaggia di sabbia che abbiamo trovato. Ripartiamo subito per la seconda isola, Lopud, la seconda isola delle Elafiti che è abitata da circa 380 persone. Quasi tutti pescatori. Arriviamo e prima di scendere dalla barca ci viene servito il pranzo. Un piatto di pesce meraviglioso. Due piccoli dentici cotti alla piastra conditi solamente con olio e prezzemolo. Squisito, eccellente. Scendiamo e facciamo un breve giro tra le barche e prendiamo il caffè in un bar posto su di una piattaforma in legno con le tende. Molto pittoresco. Ci sarebbero da visitare delle chiese e monasteri, ma il tempo è tiranno. Risaliamo in barca e questa volta il capitano si dirige verso Sipan. La terza isola è la più grande misura 17 Km2 ed è anche la più turistica delle tre, infatti dall’attracco al centro della città, ci sono negozi di souvenir, bar e ristoranti. Molto bello e particolare il porticciolo rimessaggio di imbarcazioni private. Da notare anche gli spettacolari ricami all’uncinetto messi in bella mostra per la vendita dalle signore del luogo per pochissimi euro. Si possono anche vedere (ma è rimasto ben poco) i resti di una villa romana e di un palazzo ducale. Il rientro a Dubrovinik è previsto per le 19:00 ed è uno spettacolo guardare il tramonto che si riflette su un mare increspato dal vento. Senza una vera guida e con poco tempo a disposizione non c’è molto da vedere, ma una giornata in mare è sicuramente da provare. La giornata non è stata assolutamente gettata al vento.

01.08.2007

Anche oggi la giornata inizia presto alle 8:00 ci passa a prendere un piccolo pulmino da 7 persone che ci porterà a Mostar e poi a Medjgorie. Il viaggio è tranquillo fino a quando non arriviamo alla frontiera con la Bosnia Herzigovina dove veniamo fermati e ci vengono chiesti i documenti. Rimaniamo imbottigliati per una decina di minuti tra militari e camion che ogni giorno attraversano le due nazioni su piccole e strette strade di montagna. Non esiste una vera autostrada ma come sempre il paesaggio montano è incantevole.Mostar è la città che nella guerra del 1991 fu completamente distrutta. Il primo obbiettivo ad essere colpito con le bombe al fosforo fu la chiesa di San Pietro e Paolo e il convento Francescano dove persero la vita molti frati. Andarono distrutte molte opere d’arte e molti documenti tra cui un grande archivio storico di tutte le religioni. La chiesa con il contributo di molte nazioni europee è stata ricostruita ma ci vorrà molto tempo per vederla nuovamente nel suo completo splendore. Dopo aver visitato la chiesa ci spostiamo nella città vecchia caratterizzata dai piccoli vicoli e dai tanti negozi di artigianato locale. La città è divisa in due da uno splendido ponte a navata unica. Anche il ponte fu distrutto dalle bombe. Ricostruito nel 2004 è stato posto sotto il patrimonio dell’UNESCO nel 2005. La visita continua tra le viuzze fino ad arrivare alla mosche di KOSKI MEHMED PASCIA’ e al suo splendido minareto, situata nel quartiere turco. Infatti Mostar è divisa tra Cristiani e Musulmani e 12 famiglie di Ebrei. Dopo una visita di circa tre ore, la guida ci spiega veramente tutto, risaliamo sul nostro piccolo Van che ci porterà a Medjugorie per una visita alla chiesa di S. Agostino dove viene venerata la statua della Madonna che apparse ad un gruppo di ragazzi nel 1981. La sosta dura un’ora e alle 17:00 siamo pronti per tornare al nostro appartamento. Ripassiamo le due frontiere e alle 19:00 siamo nelle vicinanze di Ston dove l’autista si ferma e ci fa scendere per offrirci le meravigliose ostriche vendute in un banchetto da una signora che con maestria e un piccolo coltello apre i mitili in un batter d’occhio. Il prezzo?? 5Kn a pezzo. Meno di 1 Euro. Stremati e stanchi del viaggio una volta a casa ci facciamo una doccia rinfrescante e andiamo a cena. Il giorno dopo siamo decisi ad andare a visitare da soli Mali Ston e le sue mura.

02.08.2007

Il giorno si presenta un abbastanza anomalo, non abbiamo una meta ben precisa dove passare la mattinata e per strada scoviamo una piccola spiaggia in fondo ad una strada. Scendiamo direttamente con la macchina verso questa piccola baia a pochi silometri dalla città verso nord e si riconosce da un piccolo lenzuolo di terra con la forma molto simile alla Sicilia. L’acqua è splendida, cristallina e molto calma. Un silenzio da laguna viene infranta solamente dalle onde sugli scogli. Restiamo fino alle 12:30 poi ci cambiamo il costume bagnato riparati dietro un cespuglio e ripartiamo verso Ston per assaporare una bella mangiata di pesce. Il ristorante si chiama Bota-Sare e si trova a Mali Ston. Alle 13:00 siamo già seduti e finalmente mangiamo in modo divino. Il clou le ostriche (10Kn l’una) e il piatto Bota, una portata di pesce misto, crostacei crudi e aragosta (220 Kn). Dopo pranzo ci incamminiamo per visitare la cittadina, un piccolo paese di pescatori, allevatori di cozze e ostriche, ma il paese è importante anche per le sue saline. Proprio per questo motivo, Ston aveva una rilevante importanza per la repubblica di Dubrovnik, e quindi fu costruita la più imponente cinta muraria d’Europa. Misura 5,5 Km ed è ancora in piedi, resistendo al tempo.  Arriviamo fino alle rovine della cinta muraria. Da li si ha una vista totale del posto, con i suoi vicoli strettissimi e i tetti di un rosso scuro. Ripartiamo e la sera non usciamo, il giorno seguente decidiamo di visitare l’isola di Korcula.

03.08.2007

Per arrivare a Korcula  (sesta isola dell’adriatico per grandezza) bisogna imbarcarsi da Orebic. Il traghetto parte ogni ora mentre il viaggio dura appena 10 minuti. Una volta attraccati sull’isola andiamo a cercare un posto dove passare la mattinata. Troviamo delle piattaforme di cemento attrezzate di scala per scendere e risalire. L’acqua è limpida e subito molto profonda ed essendo la piattaforma molto piccola, riusciamo a passare una mattinata tranquilla senza alcun rumore. Nel primo pomeriggio andiamo a visitare la città di Marco Polo. Infatti da un episodio storico che si è svolto nel 1298, si potrebbe risalire alla nascita di Marco Polo nell’isola di Korcula, e quindi i Croati ne rivendicano la nazionalità. Sembra  però che tutto questo sia stato già smentito.  Parcheggiata la macchina ci dirigiamo verso la porta principale (Porta Meridionale) della città e salendo la lunga scalinata si entra nella piazza della cattedrale che sembra un salotto di casa per il suo ordine e pulizia. Si nota la cattedrale di San Marco Evangelista e si può visitare anche, la casa che viene fatta passare per quella in cui è nato e vissuto Marco Polo. Proseguiamo scendendo e passando in caratteristici vicoli pieni di piccoli negozi di souvenir caratteristici e altri molto meno. Arriviamo al porto turistico dove sono attraccati Yacht da mille e una notte. Si notano i resti di due torri della cinta muraria che proteggevano la città. Torre della porta Occidentale e la Grande torre del governatore. Ci fermiamo in un bar per mangiare qualcosa e poi verso le 17:00 ci incamminiamo per imbarcarci sul traghetto che ci riporterà a Orebic. Decidiamo di tornare a mangiare a Ston per festeggiare il compleanno di Alessia, ma sfortunatamente una delle due macchine decide di rompersi proprio in mezzo al paesaggio di montagna che divide i due paesi. Siamo stati presi un po’ dal panico, ma poi ragionando siamo riusciti a chiamare l’ACI in Italia e abbiamo comunicato il tipo di guasto e la nostra posizione. Chiudiamo la telefonata e in meno di un’ora e mezzo eravamo già sul carro attrezzi che ci ha riportato a Dubrovnik e siamo stati lasciati fuori al centro assistenza Citroen. La mattina dopo dobbiamo partire per Pula e decidiamo di dividerci. L’assistenza croata Citroen è stata efficientissima e alle 11.30 la macchina era già riparata. 

04.08.2007

Il viaggio per Pula è stato veramente un’avventura. Abbiamo impegato 13 ore di macchina per raggiungere il Punta Verudela Resort. Colpa della strada, del traffico e di due Tunnel che stanno terminando sull’autostrada. Comunque il soggiorno a Pola (o Pula) sarà sicuramente meno trafficato della prima settimana, quindi non ci pensiamo.

04.08.2007 – 11.08.2007

La settimana a Pula è stata completamente dedicata al riposo cono solamente due uscite per andare a visitare il centro di Pula e l’arena e il parco nazionale di Plitvice. Pola (o Pula) ha come maggiore attrazione l’anfiteatro romano (copia in piccolo del Colosseo) ma tenuto e sfruttato meglio. Abbiamo fatto un giro proprio come veri turisti tra negozi di souvenir, passeggiando in tranquillità nei viottoli, facendo acquisti di ogni genere, dal centrotavola ricamato a mano alla squallida tazza con L’arena in rilievo. Abbiamo passato una mattinata tranquilla in compagnia di uno splendido sole. La curiosità di questa città sono le targhe delle indicazioni stradali in due lingue. L’italiano e il Croato. Ci fa un po’ strano, dopo una settimana a ritirare fuori il nostro inglese scolastico, a sentire gridare in mezzo alla piazza “…ohhh guarda questo che vende!!!” Pola sembra il classico paese di villeggiatura italiano. Oltre all’Arena da vedere c’è anche il piccolo “Arco trionfale dei Sergi” e “Il tempio di Augusto”. 

09.08.2007

Patrimonio dell’umanità dal 1979. L’UNESCO ha proclamato questo parco naturale “Patrimonio dell’umanità”. Il Parco Nazionale di Plitvice è il paradiso terrestre. Per visitarlo tutto e seguire tutti i percorsi suggeriti ci vorrebbero 48 ore, e visto che il parco non è sempre aperto ci vorrebbero almeno 3 giorni. Partiamo la mattina alle 8.00 ma il tempo non promette niente di buono, e infatti a metà percorso veniamo inondati da un temporale fortissimo. Ma ormai siamo a metà strada, quindi “…Avanti miei prodi”.In 5 ore siamo all’ingresso del parco mentre la pioggia piano piano cessa e al suo posto fa capolino un timido sole che subito si tramuta in un fuoco intenso. Scendiamo dalla macchina e ci dirigiamo verso la seconda entrata del parco, che sembra quella meno battuta dai turisti. L’ingresso è di 110Kn (15 Euro). Scegliamo il tragitto più piccolo, il tragitto A che si dovrebbe percorre tutto a piedi e in 3 – 4 ore. Il sole che comincia veramente a infuocare l’aria, illumina in una maniera spettacolare le cascate e i laghi. Si sente un solo rumore di fondo. L’acqua che cade violentemente sulle rocce alzando nubi indescrivibili. I colori sono il blu e il verde. Ci dirigiamo subito verso la cascata più alta (78 metri). Il tempo di scattare qualche foto e di percorre un breve tratto del percorso e subito il cielo diventa nero e un nubifragio si abbatte sul parco. Non siamo impreparati, kiwey alla mano ci copriamo e troviamo riparo in una piccola grotta. Aspettiamo che la pioggia diminuisca per poi tornare alla macchina. Abbiamo passato due ore scarse nel parco ma la bellezza e i colori, l’aria e l’atmosfera ne valeva la pena. Il biglietto è anche un piccolo vademecum. Ci sono poche regole da rispettare, ma come al solito ci siamo fatti riconoscere anche li. La prima che si legge sul biglietto è “non dare da mangiare agli animali” e il messaggio viene ripetuto anche sulle insegne che indicano il percorso. Una famiglia di italiani, per scattare una foto “meravigliosa” con tanti pesci nell’acqua, davano tozzi di pane intero ai migliaia di pesci che si affollavano a riva saltando anche fuori dall’acqua. Un altro tizio “sempre italiano” per ripararsi dalla pioggia ha strappato una bella Ninfa per coprirsi la testa sfoggiando quella risata idiota di chi sembra averla fatta intelligente. Comunque la giornata è finita e anche la vacanza perché i due giorni restanti li passeremo in beata rilassatezza nel villaggio tra piscina di acqua salata e lo splendido mare della Croazia. 

Tabù da sfatare:

Prima di partire per ogni vacanza o viaggetto, ci informiamo sempre su usi e costumi del posto dove andiamo, in modo da non offendere nessuno e non incappare in qualche guaio. Purtroppo molte volte su internet si trova sempre di tutto, e all’ora vogliamo dire anche la nostra. 

Primo Tabù:

“L’acqua del mare è ghiacciata e subito molto alta, quindi se non sai notare non andare in Croazia”. 

Falso. Se avete paura di affogare in 80 cm di acqua, beh, state a casa. Ci sono luoghi dove abbiamo trovato l’acqua alta come a Korcula, ma abbiamo fatto anche il bagno in posti “normali” dove per tuffarsi bisognava allontanarsi almeno di 5 o 6 metri, quindi giudicate voi. 

Secondo Tabù:

“Portatevi una scorta d’acqua da bere perché li fa veramente schifo”. 

Falso: L’acqua non fa schifo, è molto gasata, questo è vero, ma se non piace l’acqua con Gas, basta scegliere la liscia e tutto scorre. Poi abbiamo anche chiesto se l’acqua di rubinetto fosse potabile e la risposta magicamente è stata SI.

Terzo Tabù:

“ I Croati trattano male gli Italiani e fanno finta di non capirli”. 

Falso“Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt” cioè, “Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro” Noi capiamo se un tedesco ci pone una domanda in tedesco? Loro capiscono il croato e l’inglese (meglio di noi) quindi sforziamoci a parlare un po’ l’inglese e non diciamo la classica frase “ahoo, questi non capiscono un ….) se gli parliamo in Italiano. Sono Croati!!! Parleranno il Croato. Gli Italiano sono ben visti come tutti i turisti del mondo. Portano anche loro soldi, ma se ci comportassimo meglio, senza voler essere sempre i padroni del mondo, con quell’aria di superbia, forse verremmo trattati meglio in qualsiasi parte del mondo. 

Quarto Tabù:

“Il pesce lo mangi bene ovunque perché è il loro piatto tipico”. 

Falso/VeroIl pesce non è il piatto tipico. Il piatto tipico, o meglio quello che va per la maggiore, è la carne. In tutte le salse. Agnello cotto alla brace, Cevapi, grigliate miste e così via. Questi li mangerete bene ovunque, mentre il pesce lo mangerete bene nelle piccole isole e soprattutto a Ston. 

Suggerimenti: 

Nelle escursioni portate sempre scarpe da ginnastica o particolarmente comode, e nello zaino mettete un Kiway per gli improvvisi “eventuali” cambi climatici. Non è un dato di fatto che il clima cambi, ma non si sa mai, a noi sono serviti. Non sempre accettano l’euro (soprattutto al Sud, nella Dalmazia) quindi cambiate qualche centinai di euro in Kuna, o pagate con la carta sempre ben accetta. Non aspettatevi il Caffè espresso e non fate le facce schifate quando vi serviranno un caffè leggermente lungo. Quello è il loro caffè. Rispettate la Croazia e i Croati, è gente che ha sofferto ma che in 15 anni hanno ritirato a lucido una nazione, e che nazione visto che a ogni angolo, ogni piccolo posto c’è sempre una bandiera che sventola orgogliosa. Noi ancora stiamo pagando tasse ridicole dopo la seconda guerra mondiale.

 Info:

Capitale : Zagabria

Moneta: Kuna, al cambio attuale 1€ vale 7,33 Kuna

Lingue parlate: Croato e Inglese

Clima: Mite d’inverno e caldo d’estate sulla costa, mentre nell’entro terra potrebbe anche nevicare. Voto alla vacanza: non c’è voto!!

Inserito da: lele74 | Settembre 10, 2007

Egitto 2005

Le Foto del viaggio 

3 Ottobre 2005 ore 14:00

L’aereo Egypt Air Lines ci aspetta al Leonardo da Vinci per raggiungere quella tanto attesa meta. Il volo è tranquillo, senza sobalzi e vuoti d’aria. L’aereo non è male anche se ho visto di meglio. Il servizio a bordo invece è ottimo, eccellente nulla da dire. La cortesia si vede è di casa.

Dopo 4 ore siamo a Luxor, stanchi del viaggio ma felici di essere arrivati in una terra stupenda e da sempre sognata.
Veniamo presi all’aeroporto e con dei pulman fatti veniamo trasferiti all’attracco delle Navi, che in realtà sono degli enormi zatteroni ben allestiti. Veniamo accolti in maniera eccellente dirottati subito nelle nostre stanze per una doccia e poi in sala pranzo dove ci imbattiamo subito nella fatidica “cucina internazionale”.

Riso in bianco, pollo e manzo. Durante la cena ci viene mostrato il diario di viaggio, le nostre escursioni e gli orari da panico, le alzatacce e gli svariati mezzi da prendere.
Mentre mangiamo cominciamo a fare compagnia, e ci accorgiamo che la nave comincia a muoversi. Prima tappa il tempio di Luxor!!
Ci muoviamo da Luxor per arrivare a Luxor? Ebbene si, con la nave il giorno dopo attraccheremo ad Esna per poi tornare dietro in autobus, questa manovra la stiamo ancora capendo, ma cosa importa..siamo nella terra più bella del mondo.

4 Ottobre 2005 ore 06:00

La sveglia del primo giorno non è male, alle 6:00 ci dobbiamo trovare in sala per una buona colazione.
Alle 6:30 siamo pronti in autobus per tornare a Luxor e visitare il grande tempio consacrato ad Ammone.
La guida ci favoleggia, ci incanta con i racconti su questo enorme tempio.In realtà i templi sono due,camminando infatti ci si accorge di essere all’interno del tempio di Luxor per poi arrivare al tempio di Karnak una immensa distesa di colonne che caratterizzano il posto. Il colonnato è spettacolare, 134 colonne, ci lascia senza fiato, i geroglifici, i colori le forme diverse, papiri e fiori di loto, uno spettacolo che visitato presto al mattino ti lascia a bocca aperta.

Sorpassato il colonnato si può ammirare la moschea di Abu el-Haggag, e si nota anche l’altezza della sabbia che sommergeva il tempio.
Una curiosità: su una colonna in alto troviamo una scritta “1820 Carlo Vidua Italiano”.

Carlo Vidua era un viaggiatore/esploratore/collezionista torinese, che rimase colpito dall’egitto. Tanto ne rimase colpito che volle fare un regalo a Torino, il museo Egiziano più bello e grande d’europa.
Ma la vera curiosità è la data, nel 1820 l’italia ancora non esisteva. Lui però si sentiva già italiano.

Il pomeriggio siamo in nave sul ponte a prendere una bevanda fresca e un po di sole. La piscina non è un granchè, ma dopo una giornata così va bene tutto.

La sera a cena ci organizzano una serata egiziana, una banale scusa per far acquistare dei costumi tipici locali
presso il negozio della nave. E’ una spesa banalissima, con una decina di euro si prende un vestito e un
turbante. La cena è praticamente uguale alla cena passata e a quelle future. Mentre stiamo cenando, la nave in
movimento si avvicina alla chiusa di Esna, saliamo sul ponte per vedere la perfezione e il lavoro del Rais (il
comandante) che conduce la nave come se fosse una Smart in un parcheggio strettissimo.

 La chiusura dei portellone pesantissimi e lo stridio della nave mettono timore, ma in meno di un quarto d’ora siamo dalla parte opposta. La notte prosegue tra balli e canti Nubiani e poi tutti a nanna.
5 Ottobre 2006 ore 6:00

La sveglia è sempre una levataccia, ma la giornata è piena e intensa. Destinazione Hatshepsut/Valle dei Re/Edfu

La prima tappa sempre in pulman è il tempio di Hatshepsut. Arriviamo con il pulman fino ad un tratto, poi scendiamo e prendiamo una specie di trenino che ci porta fino alle porte del tempio, li scendiamo e ci andiamo a riparare sotto una tettoia e seduti ascoltiamo la guida che ci spiega la struttura che ad occhio sembra molto più moderna delle rovine fino ad ora viste, ed infatti la gran parte del tempio è stato ricostruito. Il tempio è composto da Tre terrazzi/colonnati addossati alla roccia naturale, l’ultimo terrazzo, il più alto è collegato al sacrario riservato alla divinità Hatshepsut, la prima vera regina d’Egitto. In realtà il tempio non lascia a bocca aperta, almeno a noi, ha lasciato un po di amaro in bocca. Al secondo terrazzo si notano due cappelle, quella a Sud dedicata ad Hathor (Dea della musica, della poesia dell’amore) e quella a Nord dedicata ad Anubi (Dio dei morti). In questa si possono notare dei colori bellissimi e ancora accessi nonostante il sole e il tempo che scorre inesorabile. Risaliamo su uno di questi trabiccoli e torniamo al nostro pulman per far rotta nella Valle dei Re.

Arriviamo e scendiamo dal pulman, il colpo d’occhio non è dei migliori. Lo spettacolo che verrà si. Un deserto immenso con dei piccoli buchi che scendono verso il basso, porticine che sembrano tane, invece sono tombe, le tombe dei Re. La guida ci fa accomodare sotto una piccola tettoia perchè il sole comincia a picchiare duro. Li all’ombra ci spiega la zona e cosa andremo a vedere, e sopratutto perchè non entrerà con noi all’interno. Ci dice che li farà molto caldo e sarà molto umido e non potrà fermarsi a spiegare per evitare che qualcuno si senta male. Nella valle sono state rinvenute fino adesso 63 tombe. La prima che si incontra è la tomba di Ramses VII. Entriamo e capiamo cosa intendeva dire la guida, si soffoca. Sci scendono delle scale ripidissime e si arriva al centro della cappela, la parte più alta. L’umidità e l’aria rarefatta danno veramente fastidio. Veniamo presi d’assalto anche dai beduini che ci chiedono di cambiare euro in monete con banconote. Accettiamo anche perchè le monete fanno comodo per le mance da distribuire. Giriamo entriamo in quelle che la guida giudica più interessanti, l’unica che non ci fa visitare è quella di Tutankhamon, sembra assurdo, ma ci consiglia di lasciar perdere, tutto quello che c’era da vedere è stato portato al Museo Egizio al Cairo, oltetutto è l’unica tomba che per entrare si paga.

La nostra giornata continua faticosamente, non siamo abituati a questo caldo, si respira benissimo, l’aria non è affatto afosa, ma il sole cuoce ferocemente la pelle. Rientriamo in pulman e ci diriggiamo verso la nave dove ad accoglierci troviamo una gradita sorpresa. Un piccolo asciugamano tenuto in caldo da passare sul viso e sul collo, sembrava un paradosso ma in meno di un minuto il caldo era passato. Ci servono il pranzo e poi subito via nuovamente fuori per visitare il tempio di Edfu dedicato al Dio Horus. Questa volta però non andiamo in Pulman ma in carrozza, fuori dalla nave troviamo una sfilza di carozzelle con dei cavalli striminsiti che fanno fatica solo a respirare. Il cocchiere un ragazzo di appena 18 anni ci fa da guida, ci spiega che un palazzo a dir poco disastrato è l’ospedale del posto, e che più a destra c’è lo stadio della squadra locale. Ci divertiamo e facciamo conoscenza con questo ragazzo che ci spiega che il cavallo è la sua unica fonte di sostentamento alla famiglia. Capisco che sono fortunato e tante delle mie lamentele sono veramente stupide. Arriviamo davanti ad un parcheggio enorme, ma non ci sono pulman o macchine, solamente carrozze tutte allineate agganciate a delle sbarre. Oltre la ringhiera un gruppo di bambini ci chiedono delle penne bic e i cappellini che portiamo per ripararci. Mi avvicino, non ho le bic o matite, ma gli regalo ben volentieri il mio cappellino da baseball. Andiamo verso il tempio e per arrivare ahime, dobbiamo passare attraverso un mercatino, dove veniamo presi d’assalto dai tantissimi negozianti che ci trascinano all’interno dei negozi, fatichiamo non poco a tirare dritti per la nostra strada.
Arrivati davanti al tempio rimango esterefatto dalla sua grandezza. Tutto l’esterno del tempio è i ricoperto da basso rilievi grandissimi, l’effige di Horus ricopre i due laterali nella sua completa altezza. Entrare in questo tempio è qualcosa di particolare, si sta entrando nel tempio del dio falco. Horus era il dio del cielo della luce e della bontà, sconfisse Seth (suo Zio) dio del male e dell’oscurità. E’ raffigurato sempre come un falco o come un uomo con la testa da falco, oppure come un bambino con il dito sulle labra, tanto che i romani lo avvicinarono al Dio del silenzio. Chissà se il detto “il silenzio è d’oro” non derivi proprio da questo! La storia si Horus è affascinante quanto il suo tempio.

6 Ottobre 2005

La giornata del 6 ottobre iniza molto presto. Sveglia alle 4:30. Dobbiamo essere pronti per le 5:00, alle 6:30 abbiamo un volo che ci porterà nel posto più affascinante del mondo. Visiteremo il tempio di Abu Simbel.
Il volo a differenza di quello di arrivo è un po traballante. I voli interni lasciano un po a desiderare. Lo sportello della cappelliera di sinistra mi dava sensazioni particolari, infatti appena l’aereo comincia il suo rollio, cade a terra e con molta disinvoltura l’Hostess si avvicina e con il nastro adesivo riattacca lo sportello. Tutto ok, ci guardiamo e scoppiamo in una grande fragorosa risata.
All’aeroporto c’è un pulman ad aspettarci, questo ci porterà prima alla diga di Aswan. Arrivati scendiamo e guardiamo il capolavoro voluto dal presidente Nasser, che per pochissimi mesi non fece in tempo a vederla inaugurata. Un colosso enorme, una muraglia alta 110 metri, lunga 3,6 Km che da vita al lago Nasser, 500Km di estensione per 160 miliardi di metri cubi di acqua, un opera faraonica nell’egitto moderno. La diga ha modificato non di poco il profilo dell’egitto, ma ha anche dato una vera sterzata all’economia egiziana.
Risaliamo in Pulman e gi diriggiamo verso lo spettacolo più bello del mondo. Prima di entrare nel tempio di Abu Simbel, veniamo fatti passare sotto dei metal detector per sicurezza, ma i controlli sono molto alla “carlona”. Entriamo e per raggiungere l’imponente ingresso dobbiammo “scollinare” e la guida sembra avere fretta, ci dice di sbrigarci di fare in fretta perchè se arriviamo per primi possiamo permetterci di guardare una meraviglia assoluta. In effetti è così.

Siamo i primi a presentarci davanti ai 4 Faraoni scolpiti direttamente nella roccia. Statue alte 20 metri fatte costruire da Ramses per onorare tre grandi divinitò, Amon Ra e Ptah. Il tempio di Abu Simbel però ha una storia affascinante che non risale a tanto tempo fa, ma solamente a circa 40 anni fa. Come già detto Nasser volle la diga per far crescere economicamente l’egitto, questa diga come detto avrebbe formato un enorme lago artificiale. Li, proprio li dove adesso sorge il lago, sulla sponda c’era il tempio di Abu Simbel. L’unesco alla notizia che un patrimonio mondiale doveva sopperire per la creazione di una diga lanciò il grido di allarme. 135 paesi, si unirono per una volta in un solo braccio, e dopo studi, si decise di spostare il tempio. Una follia, ma così fu. Tagliarono il tempio, numerarono il puzzle e lo rimontarono 180 metri nell’entroterra e su un rialzo di 65 metri. Costruirono tutto come era, riuscirono perfino a dare la stessa disposizione per far entrare il sole all’interno del tempio solamente due volte l’anno come vollero gli antichi egizi. Sbagliarono solamente di un grado. Passiamo tutta la mattina li, e verso le 12:00 ripartiamo per raggiungere la nave. Il pomeriggio c’è la visita al tempio di File.Arrivati sulla nave, ad Alessia, prende un dolore allo stomaco così decidiamo di non andare con il gruppo, ma rimaniamo sulla nave ad aspettare gli altri. Non ci dispiace rimanere un po da soli e goderci la pace del Nilo e la pace della nave. Dal ponte assistiamo ad uno spettacolo meraviglioso. Un tramonto mai visto. Qualcuno sostiene che i tramonti siano tutti uguali, beh questi all’ora non fanno parte di questo mondo. La sera la cena viene servita presto, un breve spettacolo con dei balli Nubiani ci tiene compagnia fino a quando veniamo chiamati per prendere il volo per Il Cairo, dove passeremo tre giorni prima di andare a passare una settimana al mare.

Stanchi morti, ci trasciniamo verso il pulman che ci porterà all’aeroporto dove ci imbarcheremo per Il Cairo la capitale dell’Egitto. I voli interni come già detto non sono un granchè, ma la gentilezza e la cortesia delle Hostess è indiscutibile. Arriviamo dopo una quarantina di minuti di volo e appena riusciamo a recuperare i bagagli dai rulli, cosa non totalmente facile, gli egiziani è gente per bene e onesta, ma di una calma esagerata, veniamo fatti salire su un pulman e mandati a nanna in uno degli alberghi più belli e antichi dell’egitto. Siamo ospitati sull’isola di Gezira nel quartiere di Zamalek presso l’albergo il Cairo Marriott.
Ci danno le chiavi e noi siamo alloggiati al 20° piano, uno spettacolo impressionante. Dal deserto alla città la differenza è notevolissima. Qui il caos più assordante ci riporta alla civiltà e se posso essere sincero non ne sentivo la mancanza. Stanchissimi andiamo a nanna.

7 Ottobre 2005

Il giorno precedente è stato massacrante quindi la mattina veniamo lasicati più liberi del solito.
Sveglia alle 7:00
Il giorno dovrebbe essere tranquillo e andremo a visitare la Moschea di Mohamedd Ali e la piana di Giza.

Arrivati con il pulman in un parcheggio scendiamo e a piedi cominciamo a camminare per raggiungere la Cittadella con la relativa moschea di Mohamedd Ali. Qui a differenza dei siti precedentementi visitai l’atmosfera è diversa, non siamo presi d’assalto da bambini che vogliono in regalo penne o cappellini, o da venditori di souvenir. Qui la Polizia è molto severa con chi si avvicina ai turisti, non tollerano nulla, per motivi di sicurezza e di lavoro, i poliziotti ci guardano a distanza e appena qualcuno ci si avvicina per proporci qualche cosa da vendere, gli agenti si avvicinano e con fare minaccioso allontanano il venditore ambulante. Entriamo nella moschea e le donne “troppo scollate o avvenenti” vengono fatte coprire con un telo verde che consegnano all’ingresso. Ci fanno togliere le scarpe ed entriamo nel cortile e li la guida ci fa notare un grande orologio. Dono dei Francesi che in cambio però ha preso uno dei due enormi obelischi presenti all’ingresso del tempio di Luxor. L’orologio non ha mai funzionato.

L’ingresso nella Moschea è emozionante. Apparte lo spettacolo dei colori, rosa e verde che si fondono e gli enormi lampadari che spiccano. I tappeti, la gente seduta a terra, che in rigoroso silenzio contempla un simbolo per i Musulmani come San Pietro per i Cristiani. La moschea fu costruita nel 1824. La giornata continua e stavolta è arrivato il momento delle piramidi. Scendiamo dalla Cittadella e risaliamo sul pulman che ci porterà verso la Piana di Giza. Arrivati rimango un po delusi. Le piramidi sono in alto e noi con il pulman parcheggiamo proprio sotto. Sembra un enorme parcheggio uno di quelli della Esselunga o della GS.
Cheope Chefren e Micerino le tre piramidi in ordine di dimensione. Lasciano dei dubbi sulla loro costruzione, tanti massi enormi messi in quella posizione perfetti, precisissimi. Ma la guida ci rassicura, non sono stati gli UFO, ma gente inteligentissima, dotata di doti particolari e braccia forti.
Però mi lascia un po con l’amaro in bocca, io dopo aver visto Abu Simbel, ho visto tutto, e le piramidi, anche nella loro maestosità, non mi lasciano un ricordo particolare. Non entriamo nenanche in una piramide, la guida ci dice che domani andremo al Museo e li vedremo tutto quello che era presente nelle piramidi.

8 Ottobre 2005

Il giorno che sta per arrivare, segnerà una svolta nel nostro viaggio. La mattina andremo a visitare il museo Egiziano de Il Cairo, alla fine della visita in prima serata partiremo per Sharm. Il tragitto fino al museo viene fatto con il classico pulman in mezzo al traffico caotico e molto disordinato de Il Cairo. All’interno non si può ne fotografare ne filmare e questo è un peccato perchè c’è tanto da vedere, tante bellezze che restano nella mente, tante ricchezze che andrebbero immortalate, ma ci dicono che il flash potrebbe rovinarle e quindi ci atteniamo da persone civili a non portare niente all’interno del museo. Appena entriamo al museo ci accorgiamo che non sarà una passeggiata di salute. Il museo è enorme, è un enorme magazzino e fa un caldo terribile. Il flash delle macchine fotografiche rovinerà i resti di una civiltà, ma i resti della civiltà non sono tutte mantenute sotto teche di vetro o protette in qualche maniera. Molti resti sono alla mercè di tutti, possiamo toccare molte dei resti esposti e nessuno ci viene a dire nulla, questa è una follia.

La prima tappa all’interno del museo è la parte delle mummie. Quì l’ingresso è a pagamento oltre al biglietto d’ingresso al museo, ma come perdersi le mummie in egitto? Entriamo e la prima cosa che notiamo è la differenza di temperatura, fuori dalla sala farà 30 gradi con una percentuale di umidità pari al 40° e dentro la sala ci saranno 20° scarsi.

Le mummie sono tenute benissimo, protette da delle teche di vetro. Sono bellissime, hanno ancora dei tratti somatici umani, capelli, unghie e pelle intatta, su alcune si riescono a notare anche le vene. Rimango impressionato da tanta bellezza, sapevano veramente come trattare i morti.
Usciamo a malincuore da quella stanza dove si stava veramente bene e proseguiamo il nostro percorso. La ricchezza di questo museo credo non possa essere paragonato a nessun altro museo del mondo. Logicamente la parte più affascinante è il padiglione dedicato a Totonkamen, uno sfarzo uan ricchezza per un faraone tanto piccolo.
Una stanza è dedicata esclusivamente alla sua famosa maschera, simbolo in tutto il mondo del Faraone bambino. Usciamo dal museo intorno alle 16:00, veniamo portati in albergo dove ritiriamo i bagagli e partiamo per l’aeroporto dove salutiamo la nostra guida Haied, e ci imbarchiamo per affrontare una settimana di puro riposo.

Inserito da: lele74 | Settembre 8, 2007

Gargano 2006

Alcune Foto 

Per le nostre vacanze quest’anno abbiamo scelto di tornare nella bellissima Puglia, visto la bella esperienza di due anni prima.
Questa volta abbiamo scelto il Gargano e i suoi paesini caratteristici.
I posti sono belli, ma secondo noi potrebbero sfruttare al meglio le strutture già esistenti tipo ristoranti e locali. Abbiamo dirottato la nostra ormai datata Fiat Punto su Peschici e come struttura abbiamo scelto il Centro Turistico San Nicola proprio sulla omonima baia.

La località, usciti dall’autostrada A14, si raggiunge mediante Statale Giro del Gargano, una bella strada dritta che costeggia due laghi, Lesina e Varano, ma scordatevi di arrivare con questo tipo di strada fino alla Baia.
Passate un paio di gallerie e un semaforo quasi invisibile, comincia la statale 144 e poi si prende la SS89 che sono un concentrato di curve e tornanti, se vi fate precedere da un Camper, mettetevi l’anima in pace, per una decina di kilometri potete impiegare anche una cinquantina di minuti, e comunque più di 50Km/h non si può andare se la strada non si conosce bene, alcuni tornanti risultano proprio cechi.

Il Centro Turistico San Nicola
Il centro è un bellissimo campeggio con possibilità di affittare comodi Bungalow. Noi abbiamo adottato la prima soluzione, e non ci siamo pentiti della scelta. La struttura che ci ha ospitato credo sia il miglior campeggio di quella zona, bagni e servizi sempre puliti, attrezzature sportive efficienti e ben mantenute, piazzole per tende di grandi dimensioni e facili da raggiungere, zone camper divise dalle tende, minimarket ben attrezzato, punto internet e ogni mattina la possibilità di
acquistare pesce fresco a prezzi bassissimi, un’ottima animazione per bambini e qualcosa in più potrebbero fare per quella dedicata ad un pubblico adulto.
All’interno della struttura sono presenti anche, due Bar e un ristorante-pizzeria.
I Bar sono al bordo della spiaggia privata del camping e sono ben forniti di tutto, dalle birre italo-tedesche, al cibo sempre fresco ad una vasta gamma di gelati e sopratutto un bar ha una grande cantina di vini che però ahimè, non pubblicizza per niente, o pochissimo, gli ottimi vini pugliesi.
La spiaggia è divisa in due parti, una attrezzata di tutto da ombrelloni e sdraio (a pagamento) e una parte libera molto grande ma leggermente distante dall’ingresso del camping. Tirando le somme il camping risulta essere ottimo, tanto è vero che dal sito Quality Top Camping risulta avere un voto di 7,9 su 8.

I Posti
Le visite alle isole tremiti sono state rimandate da parte nostra per la prossima volta per il mare troppo mosso che abbiamo trovato in quei giorni, ma non sono mancate le uscite verso piccoli borghi che caratterizzano tutta la costa e anche la montagna. Abbiamo visitato Peschici che si raggiunge in 5 minuti in macchina dal camping (che oltretutto offre un servizio di navetta su prenotazione).
Il paese molto piccolo è racchiuso all’interno delle mura bianche, entrando dalla porta del vecchio Castello, si accede ai vicoli con il lastricato bianco e scivolosissimo, quindi armatevi di scarpe da ginnastica e fate molta attenzione, i vicoli si intersecano tra di loro facendoti facilmente perdere tra i centinaia di negozi tra commercianti e artigiani. Non puoi fare un metro e subito vieni tirato quasi dentro per assaggiare il “Lemongello” o meglio ancora la specialità del luogo (sembra) un misto di limoncello e olio di oliva, poi ci sono i dolci e tutto quello che si può mettere sotto olio, tipo i pomodori secchi (eccezionali). Entrando e uscendo da questi negozi ti accorgi di aver bevuto almeno un litro di ottimo limoncello e aver mangiato almeno un chilo di sfiziosità.
A proposito di mangiare, a Peschci abbiamo mangiato due volte e abbiamo cambiato ristorante perchè la prima volta siamo restati un po’ delusi dal trattamento e il mangiare, mentre la seconda sera siamo Il centro si visita in meno di un paio d’ore, e la sera ci si perde tra la folla che intasa la piccolissima piazzetta che divide il paese. Da visitare ci sono le segrete del castello, ma non pensate di vedere chissà che cosa.

Molto più grande, è Vieste. Li anche la vita è molto più movimentata, oltre ai classici negozietti di Souvenir fino a tardi ci si può perdere in Pub, piano bar e birrerie sparse in tutte le vie. Passeggiando poi sembra di trovarsi in una Casbah, in un vicolo largo non più di un metro e mezzo e lungo un centinaio ho contato più di 10 negozi che vendono oggettistica etnica!! Eppure mi sembrava di stare a Vieste. Questo paese come Peschici offrono molta vita di sera e di giorno restano leggermente vuoti e desolati. E’ bello però la sera uscire e andare a zonzo per le vie e fermarsi a bere qualcosa e fare molto facilmente amicizia.

Un pellegrinaggio più “cristiano” si può fare a Monte Sant’Antangelo, passando per la Foresta Umbra. Una strada con molte curve e non proprio bella porta nella foresta più bella d’Italia. Un posto incantevolmente bello, fresco anche nelle giornate più calde. Salendo si percepisce sempre più fresco. Ci si può fermare in molti punti, perchè oltre ad essere un bellissimo posto è anche ben attrezzata con piazzole di sosta e PicNic, con tanto di bracieri per accendere un piccolo fuoco e mangiare in un posto incantevole. Anche qui fate attenzione, dietro un tornante potrete trovare qualsiasi genere di animale, e sopratutto quando gli animali cominciano ad essere grandi come mucche il problema comincia ad essere serio. Attraversata la foresta umbra si scende su una strada molto stretta a doppio senso con i soliti tornanti, per poi risalire un paio di kilometri e finalmente arrivare a Monte Sant’Angelo. I parcheggi, come in tutti i paesi che abbiamo visitato, sono a pagamento. Tre euro e passa la paura.

Lasciamo la macchina e cominciamo a camminare. La prima cosa che si nota dalla strada alzando gli occhi è il bellissimo castello, ma entrando nel paese si impone ai nostri occhi la torre ottagonale alta 20 metri che fa da baluardo alla chiesa di San Michele.
Entrando nel sacrato si pensa di entrare in una chiesa normale, in una basilica invece si cominciano a scendere delle scale con dei gradini molto larghi fino ad arrivare ad un piccolo ingresso che si apre su una bellissima grotta. Quella è la chiesa di San Michele. Si respira un’aria diversa, non si sente un solo rumore, le persone sono tutte raccolte e anche se non si prega si sta in rigoroso silenzio. In un angolo di questa grotta è allestito un bellissimo presepe, allestito nei minimi dettagli, terreno vero, sassi che formano i classici muri delle mezzerie pugliesi, alberi di ulivo in miniatura e personaggi che sembrano veri per quanto sono belli. La visita continua si esce dalla grotta e si prosegue in un corridoio dove è stata allestita una mostra fotografica su due personalità di notevole importanza, Padre Pio e Papa Giovanni Paolo II. Due vite messe a confronto con fotografie e testimonianze. Alla fine della galleria si entra nel confessionale, una enorme cappella recentemente affrescata sovrastata da un bellissimo crocefisso in legno. Usciamo risalendo la stessa scalinata e uscendo sul sacrato rimaniamo accecati dal sole che rifletteva sul marmo bianchissimo. Continuiamo la nostra passeggiata dirigendoci verso il quartiere Junno, il borgo medievale caratterizzato dalle case basse e bianchissime e dalle scale ripidissime. Per scendere al quartiere medievale si passa davanti alla chiesa di San Pietro o Tomba del Rotari (Biglietto d’ingresso 0,60 €) e la chiesa di Santa Maria Maggiore, per poi risalire e vedere il borgo dall’alto. I tetti con dei stranissimi camini fanno da cornice alla Croazia. Infatti dalla parte superiore del paese si può vedere (quando il tempo lo permette) la costa Croata.
Saliamo ancora e entriamo all’interno del Castello Normanno-Svevo-Aragonese (Biglietto 1,80 €).
Si visitano le mura di cinta e alcune stanze all’interno dove spesso vengono anche allestite delle mostre fotografiche. Scendendo si passa per le segrete per discendere fino alla piazza d’armi. Dall’alto si ha una visuale bellissima del paese del mare e delle montagne. Girando su se stessi si ha una visuale di tutti gli elementi terreni.

Altro paese da visitare è sicuramente Vico del Gargano, famoso in tutto il mondo per il suo Santo patrono, che si festeggia il 14 Febbraio. Esatto Vico del Gargano è il paese di San Valentino, il paese degli innamorati. Non è molto grande, ma i suoi vicoli sono stupendi, uno tra questi molto suggestivo chiamato Vicolo del Bacio largo appena 50 cm. Da questo vicolo si accede alla piazzetta San Valentino, dove esiste una sola panchina e un muro con un dipinto dove gli innamorati lasciano le loro promesse (da mantenere assolutamente). Da visitare il Castello per lo meno quello che resta e tutti e quattro i rioni piccolissimi e la Chiesa Matrice dove sono tenute le reliquie del Santo.

Purtroppo le nostre bellissime uscite sono state anche un deludenti quando siamo arrivati a Lucera di domenica mattina abbiamo trovato il vuoto, strade vuote tutti i negozi e bar chiusi e ci siamo scoraggiati. Ma non importa, ci dirigiamo all’Anfiteatro Romano Augusteo (visto che veniamo dal paese di Augusto ci sembrava doveroso) entriamo con la macchina in un vicolo con l’asfalto completamente dissestato e circondato da palazzoni alti, e li troviamo la bella sorpresa. CHIUSO PER RESTAURO, il cartello parla chiaro. Presi un po’ dallo sconforto e dalla giornata puntiamo la macchina su il paese Troia sperando di avere più fortuna. Ci dicono che c’è una cattedrale bellissima da visitare e quindi ci avventuriamo. Arrivati al centro del paese, ormai alle 14:00 troviamo anche li tutto chiuso. Camminiamo fino ad arrivare davanti alla Cattedrale. In effetti l’esterno è molto bello, sulla facciata è presente un rosone composto da 11 piccole colonne e dei merletti eccezionali. Presi dalla morsa della fame, troviamo un piccolo ristorante. Dopo il pranzo, torniamo a visitare la cattedrale. Si entra da una piccola porta laterale che dobbiamo tenere ben salda perché il forte vento cerca in ogni modo di richiuderla. L’interno non delude le aspettative, divisa in tre navate con la più grande centrale, lo sguardo è sempre rivolto verso l’alto dove entra della luce dallo splendido rosone. Nella navata di destra, vicino alla porta d’ingresso è presente incastonata nel pavimento una nicchia ricoperta da una lastra di vetro. Sembra che non si capisca che cosa sia, si suppone sia stato un bacino dove veniva custodito una ceramica che raffigurava un qualcosa, ma che cosa ancora non si capisce.
Sono presenti 13 colonne, e anche qui un po’ di mistero. Cosa significa la tredicesima colonna posta poi in un angolo? Ci suggeriscono il simbolismo di Gesù (nei vangeli spesso nominato come pietra angolare). La giornata non è andata poi tanto male.

Dove abbiamo mangiato
Speravo meglio il cibo e il servizio. In effetti siamo stati benissimo solamente in due ristoranti, uno a Vieste e l’altro a Vico del Gargano.

A Peschici abbiamo mangiato da: “da Peppino”,
si trova in Corso Garibaldi appena fuori dal centro, ha un giardino dove sono posizionati i tavoli, il servizio è veloce e gentile, ma il menù lascia leggermente a desiderare. Ci sono (secondo noi) pochi piatti da scegliere e i prezzi sono alti (ma questa è stata quasi una prerogativa di tutti i locali che abbiamo visto). Hanno anche un bel forno per le pizze.
Nostro Voto: 6/8

A Vieste abbiamo mangiato da: “Il Cenacolo”
Si trova in Via Celestino subito a sinistra appena si entra nel centro storico. Veniamo accolti da un bellissimo sorriso di una ragazza Viestana che ci accompagna nel retro del ristorante e ci fa accomodare in un romantico tavolo in un vicolo a lume di candela. Il sole stava tramontando e tutto il contorno era da favola.
Li il menù era come il dizionario, avevamo una scelta vastissima tra antipasti primi e secondi rigorosamente di pesce.
Prendiamo tutto, e come antipasto ci viene servito un centrotavola con molluschi cotti e crudi (comprese ostriche), pesce azzurro, verdure grigliate e sott’olio.
Per primo prendiamo dei troccoli allo scoglio, le porzioni sono esageratamente enormi e la pasta è buonissima. Ogni tanto la ragazza gentilissima si ferma a chiedere come prosegue la cena e se è tutto di nostro gradimento. Ci soffermiamo anche a parlare un po’ della città, e come immaginavamo, ci conferma che la sua città è sempre bella, ma solamente d’estate vivibile per un giovane, perché l’inverno tutti o quasi tutti si trasferiscono altrove per lavoro o studio. Dopo la chiacchierata scegliamo il secondo. Prendiamo una grigliata mista, e se il primo era abbondante, il secondo trasborda dai piatti. Sul piatto non sono presenti i soliti crostacei e molluschi alla griglia, ma tanto pesce con spine che non avevo mai visto servito come secondo. Il prezzo non è alto, ma proporzionato a quello che abbiamo mangiato. Spendiamo 65 € e contenti e felici, salutando la gentile cameriera andiamo a fare un giro con spirito e stomaco soddisfatti.
Nostro Voto: 8/8

A Vico del Gargano abbiamo mangiato da: “Lo Svevo”
Anche in questa osteria abbiamo mangiato divinamente e speso bene. Il posto è molto accogliente ad attenderci all’entrata un cameriere gentile che ci fa accomodare in una saletta appartata e con un accento molto forte, porge il Menù. I piatti non sono tanti, ma tutti invitanti. Prendiamo un antipasto misto che comprende verdure e pomodori sott’olio, peperoni ai ferri, insaccati del luogo e sfizzerie varie tutto condito con olio extravergine eccezionale. Per primo io mi butto su una chicca dello Chef e devo veramente ringraziare il cameriere che mi ha saputo ammaliare e consigliare, mentre l’altro primo è un troccolo al mare. Spendiamo pochissimo e anche qui tra servizio e mangiare rimaniamo soddisfatti. Si trova in Via Michele Clienti a due passi dal Castello.
Nostro Voto: 8/8

A Troia abbiamo mangiato da: “D’Avalos”
Il posto è carino, anche i proprietari sono gentili e cordiali nel servire, la signora Elena è una bravissima pittrice e amante della fotografia e il locale è ricoperto dalle sue opere.
Gli antipasti sono ottimi e abbondanti, con delle vere e proprie chicche di verdure, ma non rimaniamo pienamente soddisfatti del primo, in compenso però fanno un tiramisù buonissimo. Anche qui solamente la sera servono la pizza.
Si trova in Piazza della Vittoria passata la bellissima cattedrale.
Nostro Voto: 7/8

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